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AntartideAbbiamo aperto una nuova sezione del sito per seguire la XXVIII spedizione italiana in Antartide organizzata nell’ambito del PNRA a cui partecipa il docente Luca Miserere dell’I.I.S. “J.C Maxwell” di Nichelino (TO)

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Intervista agli invernanti Alessandro e Barbara nei giorni scorsi da Luca Miserere.

Intervista con Alessandro (“Bimbo”) e Barbara.

La domanda con cui inizio la mia intervista è la seguente, quali sono stati i momenti più belli di questo periodo passato alla stazione Concordia?
Barbara ed Alessandro si guardano ricercando un’intesa che trovano subito rispondendo che sono stati diversi, ma in particolare, soprattutto Barbara, quando arriva la notte.
 

Mi spiegano che il passaggio fra il giorno e la notte è graduale, il sole si avvicina sempre più all’orizzonte e poi ad un tratto, fra il 4 e 5 maggio, non c’è più, lo cerchi lo aspetti ma il tempo passa e lui non c’è finche arriva il buio totale.
Barbara aggiunge che anche il tramonto della Luna è stata un’esperienza emozionante e a lei è capitato di vederlo dalla sua camera da letto. Per Alessandro, ed anche Barbara è d’accordo, la prima volta che ha visto il sole, questo è avvenuto il 12 di agosto.
Quest’anno questo momento è stato particolarmente emozionante perché generalmente il sole arriva prima intorno al 9-10 agosto ma quest’anno la presenza del mal tempo ha ritardato la sua vista rendendola però alla fine più netta ed evidente. Infatti generalmente il sole si alza inizialmente sull’orizzonte per pochi secondi e poi scomparire fino a sorgere e tramontare per tempi sempre più lunghi e non tramontare mai per tutto il giorno.
Ovviamente entrambi concordano che anche i momenti delle Aurore davano emozioni molto particolari per i colori e le luci che si generavano e che quest’anno sono state particolarmente belle. Infatti Alessandro, addetto agli impianti elettrici, ha appena concluso il suo secondo inverno e quindi è in grado di fare dei confronti rispetto alla sua prima esperienza. Nello stesso tempo lui ha partecipato a 25 missioni estive in Antartide a MZS e quindi si può considerare l’unico italiano che vanta più tempo trascorso in Antartide.
Passo a questo punto a chiedere qual è stato il momento più critico di questa stagione invernale e subito Barbara ed Alessandro mi rispondono “Ottobre” e soprattutto i giorni in cui annunciano l’arrivo degli aerei e che poi non arrivano. Un giorno di attesa è come se fosse due giorni. Questo lo si vede anche da cose apparentemente banali come ad esempio cerchi una cosa e poi non la trovi perché è nei bagagli che ti sei preparato con tanta cura ed impegno, perché ottobre è il mese della fine della stagione invernale e si ritorna a casa. Il tutto si traduce in una dose di stress tale che ti impedisce di dormire accentuando ancora di più l’attesa
Questo momento critico trova la sua fine solo nel momento in cui sali sull’aereo, entrambi mi dicono infatti che in quel momento si sono guardati negli occhi ed entrambi avevano una luce particolare diversa e vedevano l’uno nell’altro gioia. Su questo momento si tornerà dopo a discuterne in seguito e su questo entrambi concorderanno che nella luce dei loro occhi c’era anche un piccolo senso di nostalgia.
A questo punto chiedo se ci sono stati momenti critici tecnici e loro mi rispondono di no. Alessandro mi racconta che nel suo primo inverno c’erano stati momenti in cui i generatori non funzionavano bene, ma quest’anno no.
Barbara afferma però che ogni istante può ed è critico e chi va in Antartide spesso non può immaginare cos’è l’Antartide! Lei lo ha visto negli sguardi di chi è arrivato in questi giorni e che farà la prossima stagione invernale.
Barbara, essendo infermiera anestesista si sofferma ovviamente su valutazioni di carattere più medico. A Dome C, dove è situata la stazione Concordia, si soffre generalmente di ipossia. I valori delle analisi del sangue sono spesso completamente sballati, i parametri principali possono cambiare notevolmente ematocrito arriva al 60-64%, l’emoglobina a 17g/dl perché la saturazione dell’ossigeno nell’aria è molto bassa. L’umidità dell’aria raggiunge valori molto bassi circa il 20% quindi c’è un’aria molto secca. Questi dati dimostrano che tutto è molto difficile.
Infatti l’ipossia ha come conseguenze un calo della memoria, lavorare diventa molto difficile così come ricordarsi le cose. E’ capitato di uscire senza maschera, perché ci si può dimenticare di indossarla. Fuori però la temperatura è di -80° e queste temperature non perdonano. E’ così molto facile prendersi delle ustioni, per l’esposizione al freddo, al viso, alle orecchie. Molto spesso è capitato che esci fuori, prendi freddo e se non riesci a tornare in base subito, non riesci più a riscaldarti ed il fenomeno delle ustioni è irreversibile. In questi casi bisogna sempre tener conto dei tempi di esposizione al freddo per poter avere il tempo sufficiente per poter tornare in base. Barbara afferma così che l’Antartide ti insegna ad ascoltare il tuo corpo, infatti se non ti senti bene potresti avere una predisposizione maggiore ai danni da freddo.
Le uscite dalla base devono essere brevi con tempi massimi di 1-2 ore. Per evitare i problemi legati all’ipossia e alla memoria, bisogna dedicare il giusto tempo per vestirsi e quindi spesso si arriva ad impiegare mezz’ora perché bisogna fare attenzione che non vi sia umidità addosso. Infatti loro raccontano che nella base fa molto caldo ma poi se questa umidità non viene asciugata prima di uscire si può trasformare in ghiaccio e quindi diventare una sorgente interna ai tuoi vestiti di esposizione al freddo.
Secondo Barbara un altro dei momenti critici che lei ha riscontrato durante il suo periodo invernale è stato far funzionare il campo estivo che si trova a 300 m dalla base. Entrambi mi spiegano che il “Campo Estivo” è una piccola base che originariamente era servita per la stazione Concordia e che adesso costituisce una sorta di rifugio che deve essere sempre funzionante nel caso in cui ci fossero dei problemi alla stazione Concordia. Infatti tutto all’interno della base è doppio. C’è una tenda per l’abbigliamento e per i viveri e altri locali di emergenza che devono essere sempre funzionanti e questo perché dal 6-7 febbraio al 6-7 novembre la Stazione Concordia è completamente isolata dal resto del mondo. In questo periodo nessuno può muoversi dal continente antartico, qualsiasi tentativo di movimento, anche per soccorso, è completamente a rischio di chi lo esegue. Gli unici aerei che potrebbero muoversi anche se con molti problemi, sono i DC3 Basler ma non hanno le autonomie adeguate per raggiungere questi territori.
Vi è infatti una compagnia aerea Kenn Borek Air Ltd. che è una compagnia specializzata per le missioni in Antartide e di cui quasi tutti i paesi presenti in Antartide si servono. Però essa sospende il suo servizio proprio in questo periodo per motivi di sicurezza. Anche la navigazione secondo regolamenti internazionali viene sospesa dopo il 26 Febbraio. Il transito delle navi è fortemente sconsigliato a sud del 60° parallelo per ragioni tecniche di sicurezza. Esse rischierebbero di rimanere incastrate fra i ghiacci. Barbara afferma di aver navigato a queste latitudini su navi che sapevano di non poter ricevere assistenza, possono essere navi turistiche o pescherecci.
A questo punto chiedo se possono loro sulla base delle loro esperienze darmi una definizione di Antartide.
Alessandro risponde, un po’ sorridendo, che è una cosa meravigliosa, una riserva di acqua dolce per il pianeta ma Barbara completa la risposta dicendo che è un grande pezzo di ghiaccio lontano da tutto, sterile dove non vedi che ghiaccio e ghiaccio peggio del Sahara in quanto la vita è completamente assente.
Nella loro esperienza a Concordia loro raccontano che è importante cercare di non pensare di essere dentro la base, lontano da tutto e tutti, perché se ci pensi crolli psicologicamente. Si è così lontano da tutto che si vive in un luogo della Terra completamente sterile al punto che il tuo sistema immunitario crolla.
La loro condizione è per certi versi peggiore di quella degli astronauti tanto è vero che sono soggetti ai Test ESA e spesso si sono sentiti come topolini da laboratorio. Sono stati sottoposti, su base volontaria, a test medici molto pesanti che duravano 3 giorni ogni 6 settimane per tutto il loro periodo di isolamento. Essi si sottoponevano a esami del sangue, saliva e urine oltreché a test fisici sotto sforzo e test della memoria. Infatti mi raccontano anche che è singolare come nella base si mangia generalmente tanto ma fra tutti solo una persona è ingrassata, gli altri sono dimagriti tutti. Il freddo condiziona fortemente il tuo metabolismo al punto che uscire e non indossare la maschera quando fuori ci sono -40° C ti induce a pensare che fa caldo. Il windchill è il pericolo maggiore, -80° C con una leggera brezza di vento portano la temperatura percepita a – 100° C e se ci pensi ti dici “Io ho fatto questo, sono stato a queste temperature!”.
Alessandro sul finire della nostra discussione afferma che la loro “esperienza è da vivere” ovviamente non è facile ma non è neanche così proibitiva. E’ una esperienza importante dal punto di vista lavorativo, personale e della vita di gruppo e come già detto in precedenza di conoscenza del proprio corpo e dei suoi limiti.
In questa esperienza Alessandro ritiene che il gruppo è importante, se al suo interno il gruppo raggiunge una sua compattezza certamente si vive meglio ma ciò non è detto. Per Barbara l’elemento più importante della vita di gruppo è la solidarietà fra tutti quando ci sono i problemi, Entrambi constatano che ci sono stati momenti di solidarietà in cui tutti sono intervenuti e momenti in cui ciò non è avvenuto ma anche queste sono circostanze che vanno vissute.
 
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